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domenica 3 agosto 2014

I Ponti di Madison County



 I Ponti di Madison County e' un libro e un film da ricordare soprattutto per i magnifici interpreti Meryl Streep e Clint Eastwood.

Il film narra della storia d'amore tra Francesca , una casalinga quarantacinquenne di origini italiane, e Robert , un fotografo cinquantaduenne. La storia viene narrata attraverso i diari della donna, lasciati in eredità ai suoi due figli, ai quali decide di raccontare il tradimento compiuto verso il loro padre, affinché la possano conoscere e comprendere intimamente. Francesca e Robert si conoscono in un momento in cui la famiglia di lei è fuori città per alcuni giorni, e tra i due si crea subito una forte alchimia: dopo il primo giorno trascorso insieme, sembra quasi che non riescano a separarsi. Nascerà presto un rapporto intensissimo che durerà però solo quattro giorni. Il quarto giorno Robert le chiede di lasciare tutto ed andare via con lui. Posta dinanzi alla scelta di dover lasciare la propria famiglia e una vita scontata e monotona per rifarsi una vita finalmente appagante con l'uomo che, per la prima volta, aveva saputo esaltarne interiorità e sensualità, lei, con grande tormento, non riesce a slegarsi dalla famiglia e ripiega mestamente sull'esistenza di sempre. 

Un dettaglio gastronomico non di poco conto nel film, quando Francesca invita a cena Robert e cucina per lui un piatto della sua infanzia: il minestrone di verdure. 

   

A questo proposito, lo scrittore J. Waller nel romanzo omonimo da cui e' tratto il fim dice: "Avviluppava la stanza una sensazione di tranquilla intimita', stimolata in qualche modo da quelle semplici operazioni di cucina..al posto di una sensazione di estraneita' subentrava l'intimita'."







martedì 22 luglio 2014

La cucina di montagna



Oggi vi presento un libro molto interessante: "La cucina di montagna" di Francesca Negri edito da Ponte alle Grazie. La cucina di montagna e' anche un attualissimo esempio da conoscere e imitare per la sua semplicita' e sostenibilita'. Prima di tutto pero', come spiega Francesca Negri, bisogna sfatare i luoghi comuni che la bollano come monocorde ed essenzialmente grassa.




A dimostrazione della propria tesi, in un trekking d’alta quota dalla Valle d’Aosta alla Calabria e alle Isole, l’autrice ha selezionato 315 ricette tra cui spiccano famosi classici e vere e proprie chicche, riunendo per la prima volta in un solo volume il più ampio ed esaustivo repertorio della cucina di montagna italiana. Un patrimonio trasmesso perlopiù per discendenza familiare, sempre caratterizzato dall’esaltazione dei sapori e degli ingredienti del territorio ma anche sorprendentemente ricco di sfumature: perché la cucina di montagna è anche cultura di confine, portatrice di influssi provenienti da altri Paesi e civiltà.



Raccontandone origini e storia, questo libro ci porta alla scoperta delle minoranze linguistiche – dai Walser ai Cimbri, dai Mòcheni ai Sappadini, alle popolazioni germanofone dell’Alto Adige e del Friuli – e delle loro tradizioni a tavola, che tanto hanno influenzato il patrimonio enogastronomico tradizionale italiano. 



Alcune "gustose" curiosita': in montagna, e soprattutto nel periodo dell’alpeggio, erano molto apprezzati i fiori del trifoglio alpino, carnosi e dolci, ottimi passati in pastella e fritti, deliziosi se aggiunti a fine cottura nelle minestre di erbe miste oppure in quelle di riso e latte. Riso, latte e patate erano gli ingredienti base della minestra con la viola del pensiero: un pugno di petali aggiunti all’ultimo momento trasforma un’ordinaria ricetta in un piatto ricco di eleganti sfumature. Le fragili corolle dei fiori di primula, i capolini delle margheritine o i cerulei fiori della borragine facevano invece parte degli ingredienti tradizionali delle frittate d’erbe e delle tenere insalate primaverili. 









martedì 17 giugno 2014

Cucina e narrativa















Il cibo e la cucina si ritrovano spesso nei romanzi. Tanti autori famosi se ne occupano quando mettono a tavola i loro personaggi. Questa e' la descrizione del coniglio al vino rosso che fa Hemingway nel libro "Per chi suona la campana": "La pietanza era un coniglio cotto con cipolla e peperoni verdi e, nella salsa al vino rosso, nuotavano dei piselli. Era cucinata bene, la carne si staccava dalle ossa e la salsa aveva un sapore delizioso".
                                            

                                                  

Altra citazione gastronomica dal romanzo di James Joyce "Ulisse" che descrive i gusti molto poco eleganti del personaggio Leopold Bloom: "Mr. Leeopold Bloom mangiava con gran gusto le interiora di animali e di volatili. Gli piaceva la spessa minestra di rigaglie..un cuore ripieno arrosto, fette di fegato impanato e fritto, uova di merluzzo fritte. Piu' di tutto gli piacevano i rognoni di castrato alla griglia che gli lasciavano nel palato un fine gusto d'urina leggermente aromatica" . 
                                             

                                

                                     

Termino con una citazione gastronomica e romantica insieme, tratta dal libro "Giorni di zucchero, fragole e neve" di Sarah Addison Allen che unisce i baci a  zucchero e torte: "E' stato il miglior primo bacio nella stoira dei primi baci. E' stato dolce come lo zucchero. Ed e' stato caldo, caldo come una torta. Il mondo intero si e' aperto e io ci sono caduta dentro..". 
                        


Alla prossima!
                        


sabato 17 maggio 2014

Napoli e la pizza



La cucina napoletana ha radici storiche che risalgono al periodo greco-romano, e si è arricchita nei secoli con l'influsso delle differenti culture che si sono susseguite durante le varie dominazioni della città. La cucina di Napoli ha acquisito anche gran parte delle tradizioni culinarie dell'intera Campania, raggiungendo un giusto equilibrio tra piatti di terra (pasta, verdure, latticini) e piatti di mare (pesce, crostacei, molluschi). A seguito delle varie dominazioni, principalmente quella francese e quella spagnola, si è delineata la separazione tra una cucina aristocratica ed una popolare. La prima, caratterizzata da piatti elaborati e di ispirazione internazionale, come i timballi o il sartù di riso, mentre la seconda legata ad ingredienti della terra: cereali, legumi, verdure, come la popolare pasta e fagioli
                                                                                                                                                       
  
Ma la regina della cucina napoletana rimane sempre la pizza e della pizza si parla nel libro di Tommaso Esposito: "'A pizza, viaggio nella canzone napoletana" in cui viene fuori l'accurata ricerca che l'autore ha effettuato girando per l'italia documentandosi tra pubblicazioni e libri. Tra i numerosi pezzi dedicati all'argomento pizza , il piu' antico risale al 1500.Non mancano episodi inediti e testimonianze storiche come quella di Pietro Colicchio, pizzaiolo fornitore di Palazzo Reale nel 1800, ai tempi del Regno delle due Sicilie, dell'omaggio a Sophia Loren, pizzaiola nel film "L'oro di Napoli",di varie edizioni di Piedigrotta e a di tanti altri eventi con la pizza come protagonista.
                                                                                                                                                      

 


     





domenica 27 aprile 2014

Alexandre Dumas e la cucina






Oggi vi parlero' di un libro di cucina scritto da uno dei piu' grandi romanzieri francesi: Alexandre Dumas padre, famoso soprattutto per essere l'autore di: "Il conte di Montecristo" e "I tre moschettieri". Il libro e': "IL GRANDE DIZIONARIO DI CUCINA".

Il grande dizionario di cucina

«Alexandre Dumas era un gran mangiatore, così come era un grande narratore - scrivevano Leconte de Lisle e Anatole France nella nota introduttiva alla pima edizione del 1873 di questo monumento letterario e storico alla civiltà gastronomica di Francia. Dumas, opportunamente definito "una forza della natura", produceva molto e spendeva molto. Mai un uomo viaggiò, realizzò, scrisse più di lui; mai più solida ossatura sostenne mente più feconda. Un uomo simile dovette istintivamente pensare a quel che un eccellente scrittore chiama "il sistema di alimentazione necessario alle creature d'élite". Ci si può convincere leggendo i Mémoires di Alexandre Dumas e le Impressions de voyage che egli strinse ben presto un'alleanza con la tavola. I suoi giri in Europa lo familiarizzavano con le preparazioni esotiche. Non c'è da stupirsi che abbia pensato di riunire, a beneficio del pubblico, le nozioni acquisite nel corso di una vita così attiva, brillante e celebrata. Quest'idea assunse una forma precisa negli ultimi anni della sua vecchiaia. Voglio concludere, diceva spesso, la mia opera letteraria in cinquecento volumi con un libro di cucina. Nel corso dell'anno 1869 scrisse ilGrand dictionnaire de cuisine. Il manoscritto fu consegnato al suo editore e amico Alphonse Lemerre, nel mese di marzo 1870». Dumas morì nello stesso anno e il dizionario fu pubblicato postumo. 





sabato 22 marzo 2014

"La cucina di mia madre"





Joan Roca è lo chef de "El celler de Can Roca" di Girona, nel 2013 definito il miglior ristorante del mondo dalla raffinatissima classifica The World's 50 Best Restaurants. Autore di numerosi libri di cucina, dopo aver raggiunto l’ambitissima palma, non ha saputo resistere e ha reso omaggio alla madre Montserrat, che lui stesso definisce “musa ispiratrice” dei suoi capolavori gastronomici. Nel libro “La cucina di mia madre” (edizioni Vallardi), Joan Roca racconta i piatti che sono all’origine del suo ristorante, nella tradizione della famiglia.

La cucina di mia madre  

Nel libro Roca spiega la tradizione catalana e illustra le diverse tecniche di cottura, precisando le differenze essenziali (ma troppo spesso date per scontate) tra bollire, saltare, friggere, cuocere al vapore e alla brace, arrostire, stufare, scottare ed escalivar (cuocere alla griglia). La seconda parte, utilissima, è riservata alla preparazione di base della cucina catalana. Il sofregit, ad esempio, è un soffritto con lardo di maiale, cipolla, aglio e pomodoro maturo che rappresenta l’elemento fondamentale per gran parte delle ricette e la picada è il classico trito mediterraneo, trionfo e completamento di un piatto in umido. Per molto forti,  ci sono le ricette più tradizionali, per lo più a base di carne, sanguinaccio ed interiora: la pasta con costolette e salsicce, il plantillo de menuts (stufato di frattaglie), la frittata di botifarra negra, le lumache con costate di maiale e botifarra (salsiccia di maiale) e il sang amb ceba (sangue di maiale con cipolla).




giovedì 27 febbraio 2014

Hemingway e la cucina



"Ho scoperto che c'e' della poesia nel cibo, mentre e' scomparsa da qualsiasi altra cosa. E finche' la digestione me lo permettera', io seguiro' la poesia."   Ernest Hemingway

coperitna di A tavola con Hemingway

Questa e' la citazione con cui si apre il singolare libro di Craig Boreth: "A tavola con Hemingway". L'autore ripercorre le orme di Hemingway e dei suoi gusti, guidandoci in un viaggio affascinante  che parte dai sapori particolari dell'infanzia e delle estati trascorse nel Michigan per arrivare a quelli decisi della ricca selvaggina delle montagne dell'Idaho e, lungo la strada, ci fa riassaporare la sensualita' dei piatti italiani, l'eleganza di quelli francesi, il carattere latino della cucina spagnola e l'intensa semplicita' di quella cubana. Ma, prima di tutto,Boreth ci conduce prima nella cantina e poi nei bar frequentati dallo scrittore.

Una straordinaria avventura gastronomica con piu' di cento gustose ricette che, con l'aiuto di rare fotografie, accompagnano il racconto di una vera e propria biografia culinaria.


 

  

 
da "I taccuini storici", rivista multimediale di alimentazione e tradizioni, una delle ricette preferite dello scrittore:

Merluzzo e fagioli  

Hemingway non ci ha lasciato solamente le pagine indimenticabili dei suoi romanzi, ma anche questa ricetta, una delle sue preferite.“Mettete in acqua mezzo chilo di merluzzo. Dopo mezz’ora toglietelo e lasciatelo a bagno tutta la notte. Poi, per un’ora, in acqua corrente. In una padella, dove avrete riscaldato due cucchiai d’olio d’oliva, mettete una cipolla tagliata a fette, due spicchi d’aglio tritato, due pomodori a fette, un peperone idem, due foglie d’alloro, abbondante pepe rosso, mezzo cucchiaio di zucchero, semi di finocchio, origano e maggiorana, pepe nero, mezzo bicchiere di vino bianco. Cuocere per mezz’ora, poi aggiungete il merluzzo e cuocete per altri venti minuti. Aggiungete due etti di sgombri tagliati, e funghi. Cuocere ancora per dieci minuti. Servire con condimento di fagioli.



lunedì 17 febbraio 2014

Estasi culinarie



Un libro da leggere...Moving reflection on glasses on letter by book gif-animation

"Estasi culinarie" (Une gourmandise) e' un romanzo della scrittrice francese Muriel Barbey e precede di qualche anno "L'eleganza del riccio", opera che ha consacrato l'autrice al successo mondiale.



Monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, è in punto di morte. Ad abbandonarlo è il cuore, organo che, probabilmente, aveva messo in gioco troppo poche volte nella vita. Odiato dai figli e amato da una moglie sempre ignorata, nelle ultime ore della sua esistenza, dal letto della sua lussuosa abitazione, cerca disperatamente nei cassetti della memoria l'unico sapore che vorrebbe assaggiare di nuovo prima di morire. E così riemergono ricordi di sontuosi banchetti, di cibo sublime, di sapori rudi e primitivi, di sentimenti contrastanti, che restituiscono, da un lato, l'immagine di un uomo potente, cinico, sprezzante, specchio della ricca borghesia che, cieca nella sua arroganza, fallisce inesorabilmente sul piano dei rapporti umani; dall'altro, un esteta del gusto che, attraverso il suo percorso culinario, dall'infanzia alla maturità, apre al lettore una visione sul mondo della cucina, che assurge a ruolo di esperienza culturale. 







  

venerdì 27 settembre 2013

Arte in cucina



"L’arte è cambiata e la cucina sta cambiando. I tempi sono maturi per poter leggere la seconda con le chiavi di lettura della prima. Dal Rinascimento l’artista si è liberato dalla sua gabbia di semplice esecutore materiale per rivendicare l’originalità e la sua identità, iniziando per la prima volta a firmare le proprie opere. La nostra epoca concede lo stesso agli chef, non più semplici cuochi. Concede anche a loro di firmare le loro opere, e la firma è il primo importante riconoscimento del proprio lavoro, che precede quello di opera d’arte." Cosi' scrive Anna Rivaletto e io concordo pienamente con lei.

Ed ecco un esempio molto originale di arte in cucina, quella di Pierchristian Zanotto, chef artista aperto e attento sia all'impatto ambientale degli alimenti sia a quello delle cotture..Nella foto un gazpacho di cetriolo alla melissa non cotto ma frullato a mano col passaverdure. Servito con una semplice rondella di melanzana allo Zaatar cotta in Solecottura: La solecottura viene fatta con il concentratore solare creato dal progetto solidale www.cucinareconilsole.it, che lo chef supporta da tempo nel suo ristorante. Praticamente, dal fango e dallo sterco della terra d'Africa il forno solare a parabola e' passato agli onori delle tavole dai gusti raffinati: del resto il sole splende sempre su tutto l'universo senza fare differenze... 






 E per finire vi regalo un aforisma di Anthelme Brillat-Savarin riportato nella "Fisiologia del gusto" (1825):
"La cucina e' l'arte piu' antica, perche' Adamo e' nato a digiuno".








giovedì 20 giugno 2013

Due cuori e..



Ilaria Mazzarotta (cioè la Signorina Fiamma nel libro), ha scritto un divertente romanzo dove, 
accanto alle peripezie della vita a due (anche in cucina), trovano spazio alcune ricette che, seppur 
non rimediano ai litigi, perlomeno soddisfano il palato.

Il libro e': "Due cuori e un fornello" 

Romanzo tra i fornelli

Nel romanzo, Kowalsky editore, pagg. 256, euro 13,00, i protagonisti sono una lei e un lui che 
convivono da poco ma in fatto di cibo e cucina sono molto distanti. Lei cucinerebbe qualunque 
verdura in qualunque modo; lui è affezionato al classico ragù di mamma e odia le verdure. Lei adora tè e infusi; lui è un caffeinomane. Lei abusa di cannella e spezie e prepara solo torte secche; lui va matto per la panna e i dolci al cucchiaio. Tra la Signorina Fiamma e il Convivente non poteva che essere amore a prima vista. 



Tra un brunch domenicale e un soufflé al cioccolato, i due affrontano la vita in comune 
imparando a conoscersi e a conoscere i gusti dell’altro. Un racconto, ironico e divertente, 
ricco di consigli pratici per  stare bene insieme paragonando un buon rapporto 
direttamente alle ricette: tanti ingredienti da mettere  insieme, una cottura su cui vigilare con attenzione e, infine, una preparazione accurata per presentarla in tavola. Un libro per imparare
a cucinare ed un po’ anche a vivere assieme all’altro.